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Crisi europea sul mercato degli arredamenti: tutto quello che devi sapere (e i consigli per affrontarla al meglio)

La crisi europea: origine e conseguenze sulle esportazioni
La crisi europea e le conseguenze sul settore edile e il mercato degli arredamenti
Le conseguenze sul settore del legno
Le conseguenze sul settore dell’acciaio
Coinvolto anche il mondo delle ceramiche
Le conseguenze della crisi energetica nel settore edile
L’impatto della crisi europea sul mercato degli arredamenti per chi deve ristrutturare e arredare
I bonus fiscali dedicati a mobili, elettrodomestici e sostenibilità
I bonus fiscali per chi acquista casa
Altri bonus fiscali

L’attuale crisi europea causata dal conflitto tra Ucraina e Russia e l’aumento dell’inflazione stanno avendo un impatto negativo su diversi mercati, come il settore edile e dell’arredamento, tra i più colpiti. Nello specifico, si stanno affrontando ritardi nelle consegne, carenze di materie prime e spese più elevate per professionisti e privati. Ma quali conseguenze ci sono per te che devi ristrutturare o arredare casa?

 

Ecco una panoramica della situazione e alcuni consigli su come orientarti se in questo momento sei alle prese con una ristrutturazione o l’arredamento dei tuoi spazi.

 


La crisi europea: origine e conseguenze sulle esportazioni


La Russia è da anni uno dei più grandi esportatori mondiali, con scambi che avvengono principalmente con paesi esterni all’ex Unione Sovietica. Sul podio la Cina (con un valore di mercato pari a 112,4 miliardi di dollari), la Germania (46,1 miliardi) e i Paesi Bassi (37 miliardi); l’Italia si trova al settimo posto, con 23,7 miliardi di dollari in scambi commerciali con Mosca.


Più della metà delle relazioni è legata al settore energetico (53,8%), tra gas e petrolio, ma il Paese poggia da sempre gran parte della sua economia anche sulla produzione di acciaio (11,2%), per il quale la Russia è il quinto produttore al mondo dopo Cina, Giappone, India e Stati Uniti. 


Questo, almeno, prima dello scoppio del conflitto. Dalla fine di febbraio, infatti, l’economia di Mosca è stata colpita da limitazioni e sanzioni significative che hanno portato a un continuo evolversi della panoramica europea in termini di scambi commerciali, con conseguenze importanti anche per tutti i territori che prima avevano avviato trattative con il Paese e che ora si ritrovano ad affrontare una crisi non solo legata alla fornitura di energia, ma anche di materie prime.

 

 


La crisi europea e le conseguenze sul settore edile e il mercato degli arredamenti


Dal punto di vista delle materie prime, tra le più importanti ripercussioni emerge la difficoltà, sia a livello europeo che a livello italiano, nel reperire legno e acciaio, due materiali fondamentali nel settore edile privato e residenziale e per i quali si sta assistendo a un importante aumento dei prezzi; a questi si aggiunge il caro benzina, che sta rallentando il mondo dei trasporti. Ecco la situazione nel dettaglio.

 


Le conseguenze sul settore del legno


Nell’ultimo anno, il prezzo del legno grezzo è aumentato di circa il 35%, a incidere sono stati soprattutto il grosso aumento della richiesta (dovuta all’apertura di nuovi cantieri), la scarsa disponibilità di materia prima e l’aumento del costo dell’energia.

 


L’allarme è stato lanciato qualche mese fa anche da FederlegnoArredo, la Federazione italiana che rappresenta gli interessi delle industrie del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento, in una nota pubblicata sul sito e nella quale vengono condivisi i dati del settore, già messo a dura prova dalla pandemia tra il 2020 e il 2021. 


“Oltre agli aumenti dei costi dell’energia, diventati insostenibili per molte industrie di trasformazione del legno, l’attuale situazione di guerra crea una carenza di materiale legnoso, normalmente importato dalle nostre aziende che ha un valore tra i 170 e i 180 milioni di €/anno”, si legge nella nota. Tra gennaio e novembre 2021, infatti, il 5,3% del legno importato in Italia proveniva da Russia, Bielorussia e Ucraina, per un valore pari al 32,7% in più rispetto a quello registrato nei primi undici mesi del 2020.


Le realtà a risentire per prime della crisi europea sono e saranno le aziende di prima trasformazione del legno, in particolare per quanto riguarda i settori dell’imballaggio, della carpenteria, dell’arredamento (la carenza di segati, per esempio, avrà ripercussioni sulla produzione dei fusti per mobili imbottiti) e del pannello compensato, che coinvolgerà a sua volta anche i produttori di pavimenti. 

 


Le conseguenze sul settore dell’acciaio


Simili le conseguenze per il settore metallurgico, con l’Ucraina che, fino a poco prima dello scoppio della guerra, era il dodicesimo produttore di acciaio a livello globale e dalla quale l’Italia, nel 2021, ha importato prodotti metallurgici per un totale di 2.021,67 milioni di euro. 


A questi dati si aggiungono quelli relativi alle importazioni dalla Russia, nella top 10 dei produttori mondiali, dalla quale nel 2021 il nostro Paese ha importato prodotti della metallurgia per un valore pari a 3.175,23 milioni di euro. Al primo posto i “prodotti delle miniere e delle cave”, che hanno raggiunto gli 8.409,08 milioni di euro in termini di import. Fonte: Infomercatiesteri.

Non stupisce, quindi, una sofferenza anche nel settore dell’acciaio, che coinvolge tutta la filiera edile, dalle costruzioni all’arredamento. 


Anche in questo caso, sull’aumento dei costi hanno inciso principalmente il caro energia e il conflitto russo ucraino; nonostante questo, alcune previsioni indicano un ridimensionamento dei costi dell’acciaio per il 2023.

 


Coinvolto anche il mondo delle ceramiche


Non solo legno e acciaio. Nel 2019 l’Italia ha importato dall’Ucraina e in particolare dall’area del Donbass, direttamente coinvolta nel conflitto, ben 2,2 milioni di tonnellate di argilla e oltre 200 mila tonnellate di caolino, entrambe materie prime fondamentali per il settore della ceramica e che per le industrie italiane del settore rappresentavano il 25% di quelle utilizzate. 


Tra le principali ripercussioni il blocco e il rallentamento della produzione, l’aumento dei prezzi per aziende e clienti e i ritardi nelle consegne, che a loro volta possono causare una reazione a catena anche per chi in questo momento sta ristrutturando o arredando casa, in particolare allargando i tempi e alzando i costi. 

 

 

Le conseguenze della crisi energetica nel settore edile


Alle conseguenze già citate si aggiunge ora, soprattutto in vista della stagione fredda, l’aumento dei costi dell’energia, che avrà ripercussioni su numerosi materiali da costruzione, come piastrelle, vetro o cartongesso, per i quali è necessario passare attraverso una fase di cottura ad alta temperatura che richiede a sua volta elevati consumi energetici.


A sottolineare la crisi, in una nota, è anche Confindustria Ceramica, che evidenzia come gli aumenti dei costi del gas naturale (che a metà marzo hanno toccato il livello record di 3,5 euro a metro cubo) abbiano portato in quel periodo allo stop di 30 stabilimenti degli oltre 220 presenti in Italia. Nello stesso periodo, altre aziende hanno invece deciso di portare avanti la produzione, ma lavorando in perdita per non dover rinunciare a importanti fasce di mercato.

 

 


Nella stessa situazione si trovano ora i professionisti del vetro, che per non rischiare di implodere sarebbero costretti, in alcuni casi, ad alzare il prezzo dei loro prodotti di oltre la metà. “Dovremmo aumentare i prezzi di circa il 70% per coprire i maggiori costi, ma nessuno lo accetterebbe”, ha affermato a questo proposito Vincenzo Di Giuseppantonio, amministratore delegato di Bormioli Rocco, azienda leader nel settore.

 


L’impatto della crisi europea sul mercato degli arredamenti per chi deve ristrutturare e arredare


Tra incertezza e instabilità politica, rincari nel settore energetico, dei trasporti e una carenza di materie prime, il settore dell’edilizia sta subendo le conseguenze in maniera diretta e lungo tutta la filiera. Ciò si ripercuote inevitabilmente anche su chi deve ristrutturare e arredare casa, che si trova così ad affrontare aumenti dei prezzi e ritardi nella consegna dei materiali e degli arredi, nonché cantieri che rischiano di fermarsi.

 


Esistono però alcune soluzioni per superare il problema o limitare i danni. Ecco alcuni consigli per affrontare al meglio la crisi europea sul mercato degli arredamenti.

 

Sfruttare al massimo i bonus fiscali


Esistono diverse tipologie di detrazioni fiscali: per le ristrutturazioni edilizie, per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici fatte contestualmente alla ristrutturazione e alla riqualificazione degli ambienti dal punto di vista energetico. Vediamole più in dettaglio.

 


I bonus fiscali dedicati a mobili, elettrodomestici e sostenibilità

 

  • Bonus mobili ed elettrodomestici: dopo l'approvazione della legge di bilancio 2022, il tetto delle spese del “bonus elettrodomestici” 2022 è stato innalzato fino a 10.000 euro; il limite massimo passerà a 5.000 euro nel 2023 e nel 2024. Per avere diritto al bonus è necessario acquistare mobili ed elettrodomestici in classe energetica A+ (A per i forni e per gli elettrodomestici dotati di etichetta energetica). Rientrano nella detrazione del “bonus mobili” anche le cucine e i mobili realizzati su misura da artigiani.

 

  • Ecobonus (dal 50 al 65%): l’ecobonus ordinario è una detrazione fiscale IRPEF e IRES riconosciuta per numerose spese, tra cui quelle relative alla sostituzione di caldaie, finestre e infissi. Attualmente, le aliquote del bonus per chi effettua lavori in casa sono diverse e, accanto alla misura standard del 50% e del 65%, è prevista un’agevolazione più cospicua e fino all’85% per i lavori condominiali.

 

  • Superbonus 110: il superbonus ha portato all’incremento dell’aliquota della detrazione spettante per alcuni lavori di riqualificazione energetica al 110%. Si tratta dei cosiddetti lavori trainanti (isolamento termico, sostituzione impianti di climatizzazione, lavori antisismici), che aprono le porte all’aliquota maggiorata per gli interventi di riqualificazione energetica (noti invece come lavori trainati).


In questo contesto, per le abitazioni unifamiliari il bonus casa maggiorato spetta fino al 31 Dicembre 2022, mentre per i condomini e le persone fisiche proprietarie o comproprietarie di edifici da 2 a 4 unità immobiliari spetta fino al 2023. Nel 2024 l’agevolazione scenderà al 70% e nel 2025 al 65%, arrivando quindi all’aliquota ordinaria prevista per l’ecobonus.

 


I bonus fiscali per chi acquista casa

 

  • Acquisto prima casa: si tratta del bonus riconosciuto a chi acquista la casa come abitazione principale e per il quale è previsto uno sconto delle imposte dovute in sede di acquisto. Se il venditore è un privato o un’impresa che vende in esenzione IVA, sarà necessario versare l’imposta di registro proporzionale nella misura del 2% (invece del 9%), l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro e l’imposta catastale fissa di 50 euro; in caso di acquisto da imprese, con applicazione dell’IVA, l’aliquota applicata è del 4% (invece del 10%) e sono dovute le imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa, pari a 200 euro.

 

  • Acquisto prima casa per chi ha meno di 36 anni: Informazionefiscale.it chiarisce che rientra nel bonus prima casa, ma con regole di maggior vantaggio, anche l’agevolazione specifica prevista per i giovani di età inferiore a 36 anni. Nel rispetto dei requisiti generali già citati, si prevedono queste agevolazioni: per le compravendite non soggette a IVA, esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale; per gli acquisti soggetti a IVA, oltre all’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale, riconoscimento di un credito d’imposta di ammontare pari all’IVA corrisposta al venditore. Però è necessario che chi compra casa non abbia compiuto i 36 anni di età nell’anno di stipula dell’atto, inoltre che il valore dell’ISEE non sia superiore a 40.000 euro.

 


Altri bonus fiscali

 

  • Sismabonus: novità anche per il sismabonus 2022, che può essere richiesto per interventi che concernono l'adozione di misure antisismiche sugli edifici; la recente legge di Bilancio ha infatti prorogato l'incentivo fino al 31 dicembre 2024. In base al tipo di intervento effettuato all'interno dell'immobile è possibile accedere a diversi tipi di agevolazione: si va da una detrazione dal 50% al 70%, fino a raggiungere il 75% e l'80%, percentuale; in alcuni casi arriva all'85%.

 

  • Bonus verde: è una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi, realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. Sono agevolabili tramite bonus verde anche le spese di progettazione e manutenzione se connesse all'esecuzione degli interventi. Grazie all’ultima legge di Bilancio è stato prorogato fino al 2024.

 

Conoscendo la complessità delle pratiche vi consigliamo di chiedere supporto a un esperto. Puoi trovare un professionista nella tua zona affidandoti al nostro motore di ricerca: ti basterà selezionare la figura che stai cercando e la tua città per scoprire gli architetti e i designer che possono fare al caso tuo.

 

Parola d’ordine: riqualificazione


Un secondo consiglio è quello di puntare, quando possibile, sulla riqualificazione, limitando così la completa sostituzione degli arredi solo ai casi per i quali risulta essere indispensabile. In alcuni ambienti, come la cucina, la riqualificazione di mobili, ante ed elettrodomestici può rivelarsi un’ottima soluzione in grado di ridurre drasticamente i costi, i tempi e gli sprechi. Scopri uno dei progetti pubblicato dai nostri Creators, dove la cucina è stata completamente riqualificata sostituendo il top e sistemando i pensili, le ante e le mensole. 

 

Puntare sul Made in Italy


I prodotti Made in Italy, realizzati all’interno dei nostri confini a partire da materie prime anch’esse di origine nazionale,  appartengono spesso a una fascia di prezzo più alta rispetto ai concorrenti stranieri. In un contesto come quello attuale, però, puntare su queste soluzioni, budget permettendo, ti aiuta non solo a ridurre i tempi ma anche a sostenere un mercato locale che si trova ad affrontare una crisi senza precedenti.

 

Aspettare


L’aumento dei costi, la scarsità di manodopera e i bonus per la ristrutturazione messi a disposizione dallo stato hanno scatenato una tempesta perfetta. Questo, quindi, sicuramente non è il momento perfetto per iniziare un nuovo cantiere, sempre che tu possa permetterti di aspettare qualche mese prima di iniziare i lavori. Nel mentre può essere utile razionalizzare le idee o cercare nuove ispirazioni, puoi farlo navigando tra le nostre soluzioni d’arredo filtrabili per ambiente, stile e dimensione.

 

Queste sono condizioni che in parte andranno a modificare permanentemente il mercato dell’arredamento e in parte torneranno alla normalità nei prossimi mesi. Nonostante questo, alcune delle nostre abitudini e dei nostri comportamenti d’acquisto evolveranno, magari avendo più a cuore la sostenibilità dei processi di produzione e il conseguente impatto che l’acquisto degli arredamenti può avere sul nostro ambiente.
 

Scritto da
Spazi Belli
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