
Quando Giuseppe Coluccio ha visitato per la prima volta questa casa nel centro storico di Sorrento, la sorpresa più grande è stata trovare degli alberi al primo piano di un palazzo storico. Un'immagine inattesa, che richiama subito l'atmosfera dei riad marocchini: architetture chiuse e introverse verso l'esterno, ma straordinariamente vive e rigogliose al loro interno. Da quella scoperta, e dal ricordo di un viaggio a Marrakech, nasce l'intero progetto.

A firmarlo è lo stesso Giuseppe Coluccio di Coluccio Architetti, che qui è insieme architetto e cliente: la casa è la sua. Per la prima volta una progettazione totalmente libera e spontanea, senza vincoli se non quelli della muratura portante, che ha limitato gli interventi strutturali all'essenziale (l'ampliamento del bagno e un piccolo bucataio). A fare da padrone, così, è l'interior design, e con esso una collezione personale di arte e arredi che dialoga senza sosta con la natura. 60 mq interni e 90 esterni, in un equilibrio continuo tra architettura, natura e memoria.
Il salone è il cuore pulsante della casa, uno spazio dinamico e in continua trasformazione dove l'architetto accoglie amici e colleghi tra le sue opere, che ama riorganizzare ciclicamente.
Convivono qui pezzi iconici del design italiano degli anni Sessanta e opere d'arte contemporanea: le poltrone di Paolo Buffa rivestite in un tessuto floreale, le lampade Atollo e Pascal di Vico Magistretti e la Lesbo di Angelo Mangiarotti, il busto di Paolo Staccioli dalle proporzioni volutamente inusuali e la spugna di Paolo Sandulli, icona del design della Costiera Amalfitana. Alle pareti, le grandi tele di Fabio Imperiale, dipinte con una tecnica personale a base di caffè e bitume, e un'opera di Silvia Berton nei toni del blu e dell'oro, con la superficie graffiata e impreziosita dalla foglia d'oro.

A terra, i pavimenti in cotto artigianale decorato a mano ancorano tutto alla tradizione mediterranea. Il colpo da maestro, però, è la grande parete nera realizzata con una pittura a smalto a spruzzo, così omogenea da sembrare soffice al tatto, che entra in contrasto con la lastra marmorizzata del camino e con lo smalto delle maioliche.
A completare l'eleganza dell'ambiente, un portale e una cornice di elementi in gesso che corrono lungo tutto il perimetro dei soffitti alti, mentre una grande sterlizia introduce fin da subito il dialogo tra interno ed esterno.

La cucina prende forma all'interno del passaggio che conduce al terrazzo, quasi fosse l'estensione naturale dell'interno verso l'esterno. Le dimensioni sono ridotte all'essenziale, calibrate sulle reali esigenze di chi la vive: un piccolo frigo sottopiano, pensili a tutta altezza per guadagnare capienza, un lavello compatto e un piano a induzione.
Anche qui il pavimento cambia e si fa più grafico e scandito, legando visivamente il dentro e il fuori.

Oggi camera, un tempo cucina: questi 12 mq raccontano bene i vincoli e le soluzioni della casa. Gli spazi erano così ristretti che nemmeno i comodini trovavano posto, e così l'architetto ha fatto realizzare dal falegname un ampio cassone dietro il letto, laccato nero, con la cassettiera integrata a filo muro nella nicchia. Il nero, del resto, è il filo conduttore di tutta la casa, e torna anche nell'armadiatura su misura.
Sopra il cassone trovano posto altri pezzi della collezione, dall'ironica lampada Snoopy di Achille e Pier Giacomo Castiglioni a una stampa di Enzo Mari, il cui verde richiama esattamente quello della lampada. E poi le righe, ovunque: nei tessuti del letto, sulle due sedie chiavarine anni Sessanta, in un gioco grafico che percorre l'intera abitazione.

Per la presenza di un muro portante che non poteva essere eliminato, il bagno si sviluppa in due aree distinte. Il pavimento è ancora in cotto artigianale smaltato, questa volta a righe bicolore bianche e nere, mentre alle pareti l'architetto ha scelto una carta da parati poi resinata: una soluzione che rende la superficie completamente impermeabile senza rinunciare alla texture naturale, evitando l'effetto troppo plastico della classica fibra di vetro.

Ed eccolo, lo spazio che vale l'attesa. Più grande dell'interno, il verde all'aperto è il vero protagonista della casa: un piccolo paradiso di alberi di agrumi, grandi piante tropicali e un deciso gioco di bianco e nero. È qui che la memoria di Marrakech prende forma: la pavimentazione richiama un patio marocchino, e i due alberi, uno di limoni e uno di arance, sono incorniciati da una greca a scacchi bianchi e neri.
Al centro, una vasca rivestita a strisce bicolore in marmo di Trani biancone e pietra lavica crea un'atmosfera sospesa tra il Mediterraneo e il Nord Africa. Anche all'esterno non mancano i pezzi da collezione, come l'iconica poltrona Margherita di Franco Albini.

Questo è Spazi Belli Little House. Complimenti allo studio!
Credits
Progetto: Coluccio Architetti
Produzione: Spazi Belli
Conduzione: Anastasia Leshchenko