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Descrizione
All’interno di Palazzo Masino, a Torino, un monolocale di nuova costruzione viene consegnato con il classico layout da costruttore: un unico ambiente, un grande divano letto che ingombra l’ingresso, una cucina ridotta a servizio e funzioni quotidiane che si accavallano senza vere gerarchie. Uno spazio corretto sulla carta, ma anonimo e poco adatto a un uso quotidiano più raffinato. Da questa base si è scelto di partire per costruire un progetto sartoriale, luminoso e realmente abitabile.Il primo passo è stato quello di definire una soglia chiara tra il piccolo disimpegno d’ingresso e il cuore dell’appartamento. Sul lato sinistro del disimpegno trovano posto il bagno, la zona lavanderia e una cappottiera con panchetta, pensati come servizi discreti e ben organizzati. Proseguendo dritto, si entra nel monolocale vero e proprio, dove si è deciso di sostituire il fianco del divano con una libreria su misura a destra: una quinta essenziale che integra un fondale in vetro retro-laccato RAL 9010, in grado di riflettere luce e profondità senza diventare uno specchio dichiarato.Dirimpetto alla libreria, sulla parete sinistra, è stata collocata l’alcova con il sistema Tumidei Alcova: un elemento matrimoniale a ribalta che di giorno si presenta come seduta in dialogo con una poltroncina, mentre di notte si trasforma in un letto vero e proprio mantenendo la vista verso la TV. Libreria e alcova si fronteggiano e definiscono da subito un asse spaziale forte e ordinato, capace di dare ritmo all’ambiente senza ricorrere a pareti divisorie.La cucina occupa la parete che separa il bagno dalla stanza principale, in continuità con la porta di accesso al monolocale. Si è scelto di integrare la porta nella boiserie del fronte cucina: quando chiusa, viene letta come parte del disegno e come estensione naturale del piano di lavoro e delle basi contenitive, restituendo l’idea di una composizione più ampia rispetto alle dimensioni reali. In questa zona si è lavorato con particolare attenzione alla verticalità: la boiserie sale fino al soffitto, creando una fascia più bassa e controllata che dialoga con le altezze maggiori del resto del locale e organizza anche la parte più tecnica dell’appartamento.Tra la cucina e l’alcova è stato inserito un grande specchio a tutta altezza, pensato per moltiplicare la luce naturale proveniente dalla finestra su via Alfieri, raddoppiare la profondità e mettere in relazione diretta la zona operativa con l’area notte. La cucina stessa è lineare e minimale, dotata di elettrodomestici compatti (lavastoviglie da 45 cm, microonde combinato grill) e di uno schienale effetto marmo Calacatta “vena vecchia” che introduce una nota più sofisticata, incorniciata dalla boiserie come in una vera e propria quinta architettonica.Al centro della stanza, la zona pranzo è stata pensata come punto di equilibrio: un tavolo per quattro persone, generoso ma compatto, che funziona sia per cene condivise sia come piano di appoggio o postazione di lavoro occasionale. Accanto, una poltroncina con tavolino ritaglia una micro-area relax, uno spazio dedicato alla lettura, alla concentrazione o semplicemente a cambiare punto di vista all’interno della stessa stanza, mentre la libreria offre contenimento leggero e una qualità domestica immediata. Il tutto è calibrato per sfruttare l’altezza variabile del soffitto, con 360 cm nelle zone più alte e 295 cm altrove, così da costruire un ritmo più misurato e confortevole.La palette materica è stata volutamente sobria e strategica: pavimento in rovere chiaro per unificare e illuminare, superfici chiare per diffondere la luce, dettagli scuri in ferro nero o bronzo solo dove necessario per dare struttura e personalità. L’illuminazione artificiale completa il disegno: sospensioni leggere enfatizzano la verticalità, mentre linee LED integrate in boiserie e piani di lavoro consentono di modulare l’atmosfera tra giorno e sera.Nel complesso, non si è trattato di “arredare” un monolocale standard, ma di riscriverne le regole, passando da un open space generico a una sequenza di micro-zone funzionali che dialogano senza muri. L’ingresso con vista libreria, la cucina che appare più grande grazie alla boiserie-porta, l’alcova trasformabile e lo specchio che amplifica lo spazio sono i gesti che rendono questo interno scalabile, memorabile e adatto a un target esigente—manager in trasferta, professionisti creativi, affitti di fascia alta. In un contesto storico come Palazzo Masino, il progetto mostra come anche 32 metri quadrati possano trasformarsi in un luogo di carattere, dove semplicità e precisione coincidono con un lusso quotidiano concreto.
Superficie
40mq
Località
Torino
Tipologia
Planimetria