
Ci sono progetti che si raccontano con i numeri: metri quadri, budget, tempistiche. E poi ci sono progetti che si raccontano con la storia. Quello che Spazi Belli Weekend porta questa volta a Padova appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Siamo nel centro storico della città, dentro un edificio che risale al Cinquecento, sette secoli di stratificazioni, se si contano anche le tracce più antiche riemerse durante i lavori. A occuparsene sono stati Tommaso e Serena di Vianello Gasparin Progetti, che hanno trasformato 85 metri quadrati interni e 20 esterni in una casa capace di tenere insieme due cose che raramente convivono così bene: la vita contemporanea e la memoria di un luogo secolare.

Il "prima" di questa casa era, nelle parole degli architetti, praticamente illeggibile. Quattro strati di pavimento sovrapposti in epoche diverse, innumerevoli mani di intonaco, nessuna traccia visibile di ciò che si nascondeva sotto la superficie. Il progetto è nato proprio da lì: da un atto di scoperta.
Demolendo l'intonaco della parete principale del soggiorno è emerso il cuore pulsante della casa: murature originali, frammenti di affresco, resti di intonaci di epoche diverse e, infine, una mensola in graniglia e cotto che un tempo ospitava il focolare domestico. Invece di coprire questa stratificazione o "ripulirla" fino a farla sparire, lo studio ha scelto la strada opposta: lasciarla a vista, trattarla, e costruirci intorno l'intero linguaggio del progetto.
Non è un caso isolato. Anche l'ingresso custodisce una piccola nicchia riemersa dalla demolizione, probabilmente un antico portalume, oggi trasformata in un comodo svuotatasche. Il passato, qui, non viene nascosto: viene messo al lavoro.

La zona giorno, circa 35 metri quadrati tra soggiorno e cucina, nasce dall'unione di due ambienti che in origine erano separati da una parete portante. Demolirla ha richiesto una soluzione strutturale tanto tecnica quanto scenografica: una struttura metallica a X, i controventi, che irrigidisce il piano senza nascondere nulla di ciò che sta dietro. Anzi, incornicia la parete storica come fosse un'opera esposta, diventando essa stessa un elemento di enfasi architettonica oltre che di distribuzione degli spazi.
Sopra la testa, altri 3 metri di soffitto raccontano un'altra scoperta: le travi in legno originali, ritrovate sotto un controsoffitto incannucciato e riverniciate in un grigio che richiama la pietra di Vicenza, per alleggerire un ambiente che in origine risultava appesantito dal colore scuro.

Se c'è un materiale che attraversa l'intera casa, è la pietra di Vicenza grigia. Segna la soglia d'ingresso, diventa il piano cucina lungo 3,45 metri, si trasforma in un gradone-panca che risolve il dislivello tra l'interno e la nuova terrazza, e prosegue fino ai bagni sotto forma di agglomerato cementizio realizzato con gli scarti di lavorazione della pietra stessa, un dettaglio che chiude il cerchio tra estetica e sostenibilità del progetto.

Accanto a questo filo conduttore, pochi altri materiali si ripetono con coerenza: il rovere naturale a pettine nella zona giorno (a spina italiana in camera da letto), il Fenix per le ante, il multistrato di betulla per mensole e arredi su misura. E poi lui, il materiale più sorprendente: il policarbonato, scelto per l'arredo che divide living e cucina. Di giorno lascia intravedere ciò che nasconde, un rullo per la proiezione dei film, al posto della classica televisione. Di sera trasforma gli arredi in vere e proprie lanterne, diffondendo una luce soffusa in tutta la zona giorno.

Tra i cambiamenti più radicali rispetto alla distribuzione originale c'è il corridoio, allungato per ricavare un secondo bagno e un locale tecnico adibito a lavanderia, altrimenti impossibili da inserire. Il risultato avrebbe potuto essere un banale "effetto tunnel": lo studio lo ha invece trasformato in un percorso scandito da altezze alternate, più basse dove si nascondono gli impianti dell'aria condizionata, più alte dove tornano a vista le travi in legno, e da materiali che si susseguono: boiserie forata in multistrato, policarbonato opaco per mascherare le zone di servizio, e le porte a filo muro di Eclisse, scelte proprio per la loro capacità di scomparire nella parete e accompagnare, con delicatezza, il passaggio dalla zona giorno, ricca di vita, alla zona notte, più intima e silenziosa.
In un cantiere dove non è ammesso alcun margine di errore tecnico, la scelta delle porte non poteva essere lasciata al caso. Le soluzioni Eclisse, una porta scorrevole e una a battente, entrambe a filo muro, garantiscono la precisione strutturale necessaria in un contesto tanto delicato: meccanismi che non si inceppano, finiture che restano perfette nel tempo, un'estetica che si fa notare proprio perché sceglie di sparire. In un palazzo di cinquecento anni, dove ogni intervento deve essere pensato con largo anticipo, questa invisibilità tecnica diventa un valore progettuale a tutti gli effetti.

Nella camera padronale, 21 metri quadrati che hanno permesso di posizionare il letto al centro della stanza, l'elemento più interessante è un arredo su misura in lamiera forata che svolge contemporaneamente tre funzioni: da un lato è cassettiera per il guardaroba, dall'altro diventa testata del letto al posto del comodino tradizionale, con prese e luci di cortesia integrate, e nel mezzo agisce da filtro, separando la zona notte da quella guardaroba senza bloccare la luce delle due grandi vetrate della stanza.

Anche qui, la parete storica è protagonista: intonaco rimosso a mano dagli stessi progettisti, murature di epoche diverse lasciate a vista e trattate con un fissativo per garantire l'igiene necessaria in un ambiente da riposo. Una sottile linea di smalto nero separa sempre, in ogni stanza della casa, il pavimento nuovo dalla parete antica: un dettaglio minimo che diventa la firma silenziosa dell'intero progetto.
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Credits
Progetto: Vianello Gasparin Progetti
Produzione: Spazi Belli
Conduzione: Anastasia Leshchenko
Brand partner: Eclisse