Nel cuore vibrante del centro storico di Napoli, le stratificazioni culturali della città si fondono in un unico, denso tessuto urbano. Qui, dove il celebre e magnetico San Gennaro dipinto dallo street artist Jorit osserva i passanti, e dove gli scavi archeologici di San Carminiello ai Mannesi testimoniano un illustre passato romano, sorge un edificio a corte di stampo ottocentesco in Vico Zuroli ai Tribunali. È all’interno di questo palcoscenico ricco di storia che prende vita una nuova struttura ricettiva, concepita per ospitare due esclusive boutique rooms. Sebbene l’immobile fosse già adibito ad affittacamere, i suoi interni recavano i segni di una stasi durata oltre settant’anni. La precedente distribuzione spaziale risultava frammentata e casuale: un susseguirsi di corridoi, spazi residuali e arredi scarni che privavano l’ambiente di qualsiasi calore o identità. La svolta decisiva avviene alla fine del 2024, quando la nuova proprietà rileva lo spazio inaugurando un radicale cambio di paradigma. La linea guida del nuovo corso è divenuta subito chiara: generare un netto contrasto con l’esterno, offrendo un rifugio silenzioso, rilassante ed esteticamente puro, in cui l’ospite possa ritrovare la propria intimità lontano dal frastuono caotico, seppur affascinante, del quartiere di Forcella. A tradurre questa visione in architettura è stato lo studio Vincenzo Castaldo Architetto, avvalendosi della collaborazione dell’Architetto Ilaria Turco. Il progetto ha stravolto radicalmente lo stato dei luoghi, ottimizzando le superfici planimetriche per garantire sette posti letto, un elevato standard di privacy e una chiara e sofisticata direzione stilistica. L’intervento, tuttavia, non si è limitato a una mera ridistribuzione degli spazi, ma si è spinto fino alla micro-scala del disegno su misura, in un costante e rispettoso dialogo con le preesistenze. Un’attenzione particolare, in tal senso, è stata riservata allo studio dei volumi. Sebbene il resto dell’edificio storico sia caratterizzato dalle tradizionali coperture voltate partenopee, questo specifico livello presentava solai piani, seppur dalle altezze generose. Per rievocare la memoria delle antiche volte senza ricorrere a finzioni scenografiche, gli Architetti Castaldo e Turco hanno disegnato e fatto produrre degli speciali gusci di raccordo. Questi elementi perimetrali, ammorbidendo l’angolo netto tra le pareti e l’intradosso del solaio, simulano la fluidità e l’abbraccio visivo di una volta, restituendo alle stanze una proporzione classica e avvolgente. In un’ottica di valorizzazione delle maestranze del territorio – un vero e proprio “design a chilometro zero” – gli elementi di arredo sono stati realizzati artigianalmente da mani locali, integrando persino lavorazioni eseguite in prima persona dagli stessi proprietari, conferendo al progetto un sapore autentico e sartoriale. Questo approccio curato si percepisce non appena varcata la soglia d’ingresso. Lo spazio di accoglienza funge da sofisticato filtro architettonico, dove un sapiente gioco di contropareti colorate cela magistralmente l’impiantistica, accompagnando in modo fluido il visitatore verso il disimpegno centrale. Da questo nucleo si snodano i due cuori pulsanti della struttura, veri e propri omaggi cromatici ed emozionali all’identità partenopea. I colori identificativi delle stanze si svelano innanzitutto attraverso i soffitti scuri e dipinti a smalto, per poi declinarsi nelle restanti finiture: da un lato la Stanza Blu, che richiama le profondità del Mar Mediterraneo su cui si specchia la città; dall’altro la Stanza Porpora, un tributo materico all’energia primordiale e incandescente della lava del Vesuvio.